domenica 1 febbraio 2015
venerdì 23 gennaio 2015
mercoledì 21 gennaio 2015
Chiacchiere e sanguinaccio
Chiacchiere e sanguinaccio....
...ed il Carnevale è servito.
Le chiacchiere sono dei tipici dolci fritti o cotti al forno fatti di farina ed acqua di forma ondulata, mentre il sanguinaccio era una crema di cioccolato, latte e sangue di maiale, ma da quando è stata vietata la vendita del sangue, viene fatto solo con il cioccolato, aggiungendo vaniglia o cannella. Spesso vengono aggiunte anche scorzette di arancia o cocozzata.
...ed il Carnevale è servito.
Le chiacchiere sono dei tipici dolci fritti o cotti al forno fatti di farina ed acqua di forma ondulata, mentre il sanguinaccio era una crema di cioccolato, latte e sangue di maiale, ma da quando è stata vietata la vendita del sangue, viene fatto solo con il cioccolato, aggiungendo vaniglia o cannella. Spesso vengono aggiunte anche scorzette di arancia o cocozzata.
martedì 20 gennaio 2015
domenica 18 gennaio 2015
lunedì 5 gennaio 2015
Napule é -Pino Daniele
Non potevamo non ricordare Pino Daniele con la sua poesia più grande
“Napule è mille culure
Napule è mille paure
Napule è a voce de’ criature
che saglie chianu chianu e
tu sai ca nun si sulo.
Napule è nu sole amaro
Napule è addore ‘e mare
Napule è ‘na carta sporca
e nisciuno se ne importa
e ognuno aspetta a’ ciorta.
Napule è ‘na cammenata
inte viche miezo all’ato
Napule è tutto ‘nu suonno
e ‘a sape tutti o’ munno
ma nun sanno a verità
.Napule è mille culure(Napule è mille paure)"
giovedì 25 dicembre 2014
Il pranzo di Natale
Pranzo di Natale
- Insalata di rinforzo
- Minestra maritata
- Cappone in tegame
- Broccoli stufati
- Struffoli e dolci di Natale
La preparazione del rito della tavola di Natale cominciava settimane prima del 25, persino la gente povera faceva un contratto con il salumiere per pagare un poco alla volta ed assicurarsi la cesta di cibo per il Natale,questa cesta era detta sfrattatàvula.Di questo menù meritano una menzione la minestra maritata ed i dolci. La prima deve il suo nome dal fatto che gli ingredienti, ossia carne e verdura, si "maritano" cuocendosi assieme. Nel tempo la minestra è stata modificata, ma gli ingredienti base sono la mezza gallina, verza, scarola, cicoria.
Per quanto riguarda i dolci bisogna ricordare che la maggior parte della pasticceria napoletana è nata nei conventi. Gli struffoli, o come si scrive in greco stroggulos, indicano appunto pallottole di farina e acqua, che venivano ricoperte di miele.I susamielli, appunto a forma di esse, fatti con grani di sesamo e miele, erano tipici del convento di Donna Regina. I mustuaccioli legati all'uso nelle antiche ricette contadine del mosto (mostacea era il nome latino), col quale venivano preparati per essere più dolci. I mostaccioli napoletani sono riportati da Bartolomeo Scappi, cuoco personale di Pio V, nel il suo pranzo al XVIII di ottobre. Il roccocò è prodotto con mandorle, farina, zucchero, canditi e spezie varie. Il roccocò è cotto al forno ed ha una forma tondeggiante simile a quella di una ciambella schiacciata della grandezza media di 10 cm.La sua preparazione più antica risale al 1320 a opera delle monache del Real Convento della Maddalena. Il nome roccocò deriva dal termine francese rocaille per via della forma barocca e tondeggiante simile a una conchiglia arrotondata.I raffiuoli, o, in maniera italianizzata, raffioli, sono dolci natalizi tipici della tradizione della cucina napoletana. Sono fatti di una pasta simile al pan di Spagna e ricoperti di una glassa bianca a base di zucchero. Hanno forma ellittica.
mercoledì 24 dicembre 2014
La vigilia di Natale a tavola
Cena della Vigilia
- Spaghetti con le vongole
- Capitone marinato
- Insalata di rinforzo
- Dolci di Natale: roccocò e susamielli
Il giorno della Vigilia era allietato da una consuetudine: la città di Napoli inviava al suo amato Re, in segno di omaggio e devozione, un sontuoso dono che comprendeva gli esemplari più belli di frutta e verdura reperibili non solo sul mercati locale ma provenienti anche da molto lontano.
Anche nel presepe napoletano possiamo vedere quanto sia stato sempre importante il cibo, basta pensare alle riproduzioni del macellaio, del pescivendolo, del fruttivendolo.
Come si nota nel menù della Vigilia c'è il famoso "capitone" ossia un' anguilla di dimensioni più grandi, il capitone non può mancare assolutamente nella cena e già in antichità, lo si trova menzionato in alcuni testi del 1300, si era disposti a spendere un capitale pur di averlo per la cena.
Il significato di mangiare il capitone (che vuol dire appunto anguilla dalla testa grossa) risale all'interpretazione dell' atto liberatorio di mangiare il serpente demoniaco e quindi poi celebrare la nascita del Divino Redentore.
martedì 23 dicembre 2014
venerdì 19 dicembre 2014
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