Visualizzazione post con etichetta notizie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta notizie. Mostra tutti i post

domenica 8 febbraio 2015

Pulcinella

Pulcinella(Pucciod'Aniello)
(napoletanoPullecenella) è una maschera acerrana della commedia dell'arte.

La maschera di Pulcinella come la conosciamo oggi, è stata inventata ufficialmente a Napoli dall'attore Silvio Fiorillo nella seconda metà del Cinquecento, ma il suo costume moderno fu inventato nell'Ottocento da Antonio Petito. Infatti, in origine, la maschera di Fiorillo indossava un cappello bicorno (diverso da quello attuale "a pan di zucchero") e portava barba e baffi. Le origini di Pulcinella sono però molto più antiche. 
Le ipotesi sono varie: c'è chi lo fa discendere da “Pulcinello” un piccolo pulcino perché ha il naso adunco; c'è chi sostiene che un contadino di Acerra, Puccio d'Aniello, nel '600 si unì come buffone ad una compagnia di girovaghi di passaggio nel suo paese.
Pulcinella come personaggio del teatro della commedia dell'arte nasce ufficialmente con una commedia del comico Silvio FiorilloLa Lucilla costante con le ridicole disfide e prodezze di Policinella, scritta nel 1609 ma pubblicata soltanto nel 1632 dopo la morte dell'autore.
Il nome di Pulcinella è cambiato nel corso degli anni, anticamente era Policinella, come si vede dal titolo della commedia di Fiorillo, o Pollicinella. Al di là della Commedia dell'Arte il personaggio di Pulcinella si è sviluppato autonomamente nel teatro dei burattini, di cui è ormai l'emblema.
Il Pulcinella burattino non è più servo e servitore, ma un archetipo di vitalità, un anti-eroe ribelle e irriverente, alle prese con le contrarietà del quotidiano e i nemici più improbabili. Il Pulcinella delle guarattelle è un protagonista assoluto, che affronta e sconfigge tutti i suoi avversari.
Eduardo De Filippo  vestì spesso i panni di Pulcinella, soprattutto all'inizio di carriera. Nel settembre 1958 a Milano per inaugurare la stagione del Piccolo Teatro mise in scena un felice adattamento della commedia di Pasquale Altavilla Pulcinella in cerca della sua fortuna per Napoli. Nel 1957 scrive Il figlio di Pulcinella, commedia in cui il trickster partenopeo vecchio e servile muore riscattato dal figlio venuto dagli Stati Uniti che ha deciso di togliersi la maschera per non essere più assoggettato.
E inoltre: Enzo Cannavale , nel 1982 interpreta in Giuramento di Alfonso Brescia un emigrato napoletano a New York che per sbarcare il lunario interpreta la maschera di Pulcinella per feste private e di piazza.
Massimo Ranieri  nella stagione teatrale 1986-87 è stato un raffinato interprete dello spettacolo teatrale "Pulcinella" di Maurizio Scaparro.

Massimo Troisi  fu anche lui un buon Pulcinella, con il film di Ettore Scola Il viaggio di Capitan Fracassa del 1990 portando la sua versione della maschera napoletana sul grande schermo.

giovedì 25 dicembre 2014

Il pranzo di Natale

Pranzo di Natale


  • Insalata di rinforzo
  • Minestra maritata
  • Cappone in tegame
  • Broccoli stufati
  • Struffoli e dolci di Natale
La preparazione del rito della tavola di Natale cominciava settimane prima del 25, persino la gente povera faceva un contratto con il salumiere per pagare un poco alla volta ed assicurarsi la cesta di cibo per il Natale,questa cesta era detta sfrattatàvula.Di questo menù meritano una menzione la minestra maritata ed i dolci. La prima deve il suo nome dal fatto che gli ingredienti, ossia carne e verdura, si "maritano" cuocendosi assieme. Nel tempo la minestra è stata modificata, ma gli ingredienti base sono la mezza gallina, verza, scarola, cicoria. 

Per quanto riguarda i dolci bisogna ricordare che la maggior parte della pasticceria napoletana è nata nei conventi. Gli struffoli, o come si scrive in greco stroggulos, indicano appunto pallottole di farina e acqua, che venivano ricoperte di miele.I susamielli, appunto a forma di esse,  fatti con grani di sesamo e miele, erano tipici del convento di Donna Regina. I mustuaccioli legati all'uso nelle antiche ricette contadine del mosto (mostacea era il nome latino), col quale venivano preparati per essere più dolci. I mostaccioli napoletani sono riportati da Bartolomeo Scappi, cuoco personale di Pio V, nel il suo pranzo al  XVIII di ottobre. Il roccocò è prodotto con mandorlefarinazuccherocanditi e spezie varie. Il roccocò è cotto al forno ed ha una forma tondeggiante simile a quella di una ciambella schiacciata della grandezza media di 10 cm.La sua preparazione più antica risale al 1320 a opera delle monache del Real Convento della Maddalena. Il nome roccocò deriva dal termine francese rocaille per via della forma barocca e tondeggiante simile a una conchiglia arrotondata.raffiuoli, o, in maniera italianizzata, raffioli, sono dolci natalizi tipici della tradizione della cucina napoletana. Sono fatti di una pasta simile al pan di Spagna e ricoperti di una glassa bianca a base di zucchero. Hanno forma ellittica.

mercoledì 24 dicembre 2014

La vigilia di Natale a tavola

Cena della Vigilia




  • Spaghetti con le vongole
  • Capitone marinato
  • Insalata di rinforzo
  • Dolci di Natale: roccocò e susamielli


Il giorno della Vigilia era allietato da una consuetudine: la città di Napoli inviava al suo amato Re, in segno di omaggio e devozione, un sontuoso dono che comprendeva gli esemplari più belli di frutta e verdura reperibili non solo sul mercati locale ma provenienti anche da molto lontano.
Anche nel presepe napoletano possiamo vedere quanto sia stato sempre importante il cibo, basta pensare alle riproduzioni del macellaio, del pescivendolo, del fruttivendolo. 
Come si nota nel menù della Vigilia c'è il famoso "capitone" ossia un' anguilla di dimensioni più grandi, il capitone non può mancare assolutamente nella cena e già in antichità, lo si trova menzionato in alcuni testi del 1300, si era disposti a spendere un capitale pur di averlo per la cena.
Il significato di mangiare il capitone (che vuol dire appunto anguilla dalla testa grossa) risale all'interpretazione dell' atto liberatorio di mangiare il serpente demoniaco e quindi poi celebrare la nascita del Divino Redentore.



lunedì 24 novembre 2014

Cuoppo

Il cuoppo o cuppitiello

La parola cuoppo in napoletano ha 2 significati ben precisi.
Nel primo significato, e forse anche il più conosciuto, è legato al cartoccio di carta a forma di imbuto che contiene i fritti tipici napoletani, ossia crocchè, supplì, pasta cresciuta e frittatina di pasta. C'è anche la versione con la frittura di mare, ossia alici, calamari e triglie .
Il cartoncino che contiene funge sia da facile asporto per poter mangiare per strada il cuppetiello, che assorbire l'olio della frittura e mantenere caldo il contenuto.




Ma il suo significato è anche figurativo, intendendo una persona davvero brutta, ad . es. tu sì 'nu cuoppo


martedì 4 novembre 2014

Eduardo de Filippo

In questi giorni ricorrono i 30 anni dalla morte di Eduardo de Filippo e in tutto il mondo si rappresentano le sue opere così famose e ancora molto attuali.
Eduardo, figlio d'arte di  Eduardo Scarpetta e della sarta teatrale Luisa De Filippo, prende il cognome della madre perché all'epoca considerato figlio illegittimo di Scarpetta, visto che erano nati da una relazione extraconiugale, è considerato uno degli autori teatrali più importanti del '900.

Sposato per 3 volte, rispettivamente con  Dorothy Pennington (una giovane e colta americana che sposò nel 1928; il matrimonio fu annullato nel 1952 con sentenza del tribunale della Repubblica di San Marino, poi convalidata anche da quello di Napoli nel 1955)Thea Prandi (madre dei suoi figli Luisa e Luca, sposata il 2 gennaio 1956) e, infine, Isabella Quarantotti, scrittrice e sceneggiatrice che sposò il 4 febbraio 1977.

Qui riportiamo uno stralcio tratto dal libro "Si cucine cumme vogli' i'..." scritto da Isabella Quarantotti, che riporta le ricette e brani tratti dalle commedie di Eduardo che parlano di cibo, perché Eduardo era un cultore della cucina e del buon mangiare, nonchè un cuoco famoso e ammirato dagli amici.


Si cucine cumme vogli' i',
io te pavo cumme vuò tu,
ma sì pavo cumme vuò tu,
e nun magno cumme vogli i',
io te pavo cumme vuò tu,
ma me nn' esco e nun torno chiù.







martedì 14 ottobre 2014

Cerasa

Cerasa in napoletano (e non solo) indica il frutto della ciliegia.
La sua etimologia  deriva dal latino tardo cerasĭum.
La parola la troviamo in molti dialetti del centro e del meridione d'Italia, in particolare in Abbruzzo, Campania e Sicilia. Ad esempio la cerasella  è un liquore sciropposo abbruzzese. Il cerasuolo è invece un vino abbruzzese e siciliano.
Il termine è anche usato in molte altre lingue europee. 
Cerasella è anche una famosa canzone degli anni 60 lanciata dall'omonimo film.
Con il termine cerasela si indica in senso affettuoso ciliegina.

mercoledì 1 ottobre 2014

Abbabbià

Abbabbià 
è la prima parola che si trova nel vocabolario Napoletano - Italiano e vuol dire "allettare qualcuno con promesse"
Qui si cercherà  di far conoscere il vero napoletano, o' napoletano verace, perché un pò per la fusione con l'italiano un pò con la globalizzazione, logicamente si è persa nel tempo la vera lingua, scrivendo e parlando un napoletano che non è quello originale.
Visto che anche l'Unesco considera il Napoletano una delle lingue del patrimonio dell'umanità è nostro interesse salvarlo e tramandarlo.
Sul blog troverete un dizionario, una sezione di motti e proverbi, una di canzoni, personaggi napoletani e la smorfia.
Buona navigazione dint o' mar e' Napule